Pashupatinath

Documentario – La città di Shiva

Intro

Nel 1998 un amico, Lucio Marcucci, che allora lavorava come cameraman e con il quale avevo già lavorato per produzioni video, mi propose di partire per Kathmandu in Nepal con l’intenzione di girare immagini per almeno due documentari. Lui sapeva che io ero stato lì più volte e  spesso gli avevo comunicato l’intenzione di voler raccontare quello che si prova ad essere in quei posti dove la vita sembra più palpabile. 

Nel giro di qualche mese eravamo in Nepal; io, lui e una ragazza del nord che aveva anche lei una telecamera digitale e lavorava spesso con Lucio. 

 

 

Gallery

Passammo 15 giorni a Kathmandu a far riprese. Due le location: il tempio Indù di Pashupatinath e il tempio Buddista di Swajambunath. Qualche anno prima, durante uno dei miei viaggi in Nepal, avevo conosciuto un Baba che viveva in una specie di piccolo tempio  sulle sponde del fiume Bagmati. Il fiume che costeggia il tempio e al quale vengono affidati i resti dei cadaveri bruciati sulle sue sponde. Il Baba era una delle persone più profonde che avessi conosciuto e cercai di tornare in quel luogo per rintracciarlo, ma lui non c’era più. C’era un altro Baba che è poi il Raju Baba che da vita alla parte più bella del documentario. 

Non avevo ancora chiare in mente le due storie da raccontare, ma sapevo di quali immagini avevo bisogno. Non fu facile, qualcosa sembrava non funzionare: i ragazzi erano poco puntuali e si perdeva un sacco di tempo. Io non ero soddisfatto e la sera rivedendo il girato, mi sembrava che ancora mancasse qualcosa, ma non capivo cosa.

Mentre per il tempio buddista avevo l’impressione che le cose girassero meglio, per Pashupatinath era completamente l’opposto. In realtà, una serie di strane coincidenze negli ultimi giorni ci fece raccogliere casualmente immagini che poi si sarebbero rivelate fondamentali.

Un’esperienza particolarmente forte durante il viaggio, l’odore dei corpi che bruciavano sulle sponde del fiume Bagnati. Non avevo mai sentito un odore così e mi colpì profondamente tanto che ancora lo ricordo. Tuttavia, non fu un odore di morte quello che mi rimase del viaggio ma un odore intenso di vita pura, dura  ma meravigliosamente vera.

Mentre ero via, il mio cane Skipper, fu investito e da casa preferirono non dirmi nulla se non al mio rientro, in aeroporto.

Skipper fortunatamente non morì, ma passò un gran brutto momento e quando tornai a casa piangendo perché era tutto stortignaccolo e non si reggeva in piedi, lui mi dava un sacco di baci ed io mi scioglievo in un fiume di lacrime. Ero il suo capobranco e lui aspettava solo me.

Casualmente, qualche giorno prima, vicino al tempietto dove al momento viveva Raju, avevo incontrato un cucciolo ridotto talmente male che mi aveva fatto profondamente commosso.

Provai a responsabilizzare qualcuno che se potesse occupare, ma poi mi resi conto dello stato di precarietà in cui il luogo era immerso. Impiegai tre mesi per poter montare e post-produrre il documentario su Pashupatinath che fu poi venduto al programma di Piero e Alberto Angelo “Passaggio a Nord Ovest”, per una somma che equivaleva alle spese totali sostenute per la produzione. L’altro, non riuscii mai a realizzarlo.